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Domande frequenti

  • Chi è lo psicologo?

 La figura dello psicologo è disciplinata dalla legge n. 56 del 18 febbraio 1989 che ne definisce le caratteristiche, come segue all’articolo 1:

“La professione di psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito.”

Nell’articolo 2 vengono elencati i requisiti per l'esercizio dell'attività di psicologo:

“Per esercitare la professione di psicologo è necessario aver conseguito l'abilitazione in psicologia mediante l'esame di Stato ed essere iscritto nell'apposito albo professionale. L'esame di Stato è disciplinato con decreto del Presidente della Repubblica, da emanarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. Sono ammessi all'esame di Stato i laureati in psicologia che siano in possesso di adeguata documentazione attestante l'effettuazione di un tirocinio pratico secondo modalità stabilite con decreto del Ministro della pubblica istruzione, da emanarsi tassativamente entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge".

L’articolo 28 prevede che la figura dello psicologo debba attenersi a un Codice Deontologico.

A partire dal 22 dicembre 2017 il Senato della Repubblica ha convertito in legge il DdL Lorenzin includendo la professione di psicologo tra le professioni sanitarie.

  • Come scegliere lo psicologo giusto?

Se a un certo punto della vostra vita, dopo aver a lungo riflettuto, siete arrivati alla decisione di rivolgervi a uno psicologo..ora può sorgere un altro dubbio: come scegliere lo psicologo che fa a caso tuo? Nonostante le varie norme che tutelano la professione di Psicologo e con essa i clienti che a questo professionista si rivolgono è anche vero che non tutti gli psicologi lavorano allo stesso modo. Spesso capita di sentire di qualcuno che si è rivolto a uno psicologo ottenendo scarsi o nulli risultati e allora…

 

Proverò a darti alcuni suggerimenti che a mio avviso potrebbero risultare utili nella scelta:

 

  1. Il Consiglio Nazionale degli Ordini degli Psicologi pubblica l’elenco di tutti gli iscritti all’Albo, divisi per regioni e città: assicurati innanzitutto che il tuo psicologo sia iscritto.

  2. Una volta verificato questo potrai approfondire le informazioni sul suo conto con una telefonata, domandando in giro o cercando su internet.

  3. Una volta deciso di rivolgerti a un certo professionista e fissato il primo colloquio, per valutare se hai fatto una buona scelta il mio consiglio è di tenere conto di una cosa fondamentale: lo psicologo è una persona, e in quanto tale, prima che come professionista, dovrai valutarlo tenendo conto che una buona relazione è alla base del buon funzionamento di un percorso psicologico. Potresti chiederti: “Questo psicologo riesce a sintonizzarsi con le mie problematiche?”Una volta che si è trovato uno psicologo che vi ha fatto una buona impressione, si inizierà presumibilmente il percorso con lui e a questo punto: come valutare le sue competenze?

  4. Chiedi innanzitutto, se ancora non ne sei a conoscenza, qual è stato il suo percorso di studi per capire se corrisponde a quello previsto dalla Legge sopra riportata. Uno psicologo non improvvisa teorie per aiutare il proprio paziente ma si basa su teorie consolidate che abbiano un’efficacia provata (“evidence-based”): chiedi al tuo psicologo di spiegarti come ha intenzione di procedere e il motivo per cui sta utilizzando una determinata tecnica, se quest’ultima non ti sembra chiara. Fare queste domande ti aiuterà a capire, oltre alla professionalità dello psicologo, come funziona un percorso psicologico, cosa per nulla scontata.

  5. Inoltre, tenendo conto che il miglioramento del benessere psichico è un traguardo che arriva poco a poco e con numerosi sforzi, valuta se il tuo percorso con lo psicologo ti sta portando a diventare più consapevole dei meccanismi mentali che hanno ostacolato il tuo benessere e se stai imparando a gestirli meglio.

  6. Infine ma non per importanza, nella scelta utilizza anche un po' di intuito…è già un buon inizio ascoltare se stessi nel momento in cui si decide di intraprendere un percorso psicologico!

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  • Quando è utile rivolgersi a uno psicologo? 

A tutti noi capita di attraversare momenti di difficoltà o di incontrare problemi ma la maggior parte delle volte è sufficiente un po' di buona volontà o buon senso piuttosto che un consiglio di un amico o di una persona cara. A volte capita invece di trovarci in alcune situazioni problematiche che vanno ad interferire con il normale svolgimento delle attività quotidiane o con i rapporti interpersonali e non se ne riesce a venire fuori con le strategie che utilizziamo abitualmente. Può accadere di sentirsi quasi sempre tristi, di non provare più piacere in ciò che prima ci rendeva felici, di non riuscire a interrompere delle relazioni a cui vorremmo mettere fine, di non riuscire a dormire tranquillamente, di evitare certe situazioni per timore di affrontarle, di dover affrontare una malattia che riguarda noi o una persona a noi vicina…in tutti questi casi ed altri, come faremmo nel caso in cui rompendosi un braccio ci rivolgeremmo all’ortopedico, sarebbe utile rivolgersi ad un professionista della salute mentale, ovvero lo psicologo (o lo psichiatra se la situazione è particolarmente grave). E’ fondamentale nel consultare uno psicologo che il paziente senta l’esigenza di farlo e che non si senta costretto in quanto l’eventuale percorso implica impegno che può esserci solamente se c’è una buona motivazione sottostante.

E’ anche vero che possono esserci vari timori che rendono difficile fare questa scelta, dovuti anche a dei luoghi comuni diffusi sulla psicologia. Uno di essi è sicuramente che lo psicologo cura solamente i malati psichiatrici. Questo non è vero in quanto l’attività dello psicologo prevede anche l’aiutare il paziente a superare le sue normali sfide della vita quotidiana o ad incrementare la sua autoefficacia o a sostenerlo nelle sue difficoltà. Lo psicologo si occupa infatti anche di prevenzione, ovvero di favorire percorsi resilienti attraverso la promozione di competenze specifiche, quali ad esempio quelle comunicative, socio-relazionali ed emotivo-affettive.

Un altro ostacolo che può trattenere una persona dal rivolgersi a uno psicologo potrebbe essere il costo di un percorso psicologico e le sue tempistiche. Come ogni prestazione specialistica, anche quella psicologica richiede un dispendio economico, di tempo e di energie ma è anche vero che questo investimento potrebbe far guadagnare molto in salute e in benessere psico-fisico. Sono ormai tanti gli studi che attestano le ripercussioni che la mente ha sul corpo.

Un percorso psicologico va inteso come un investimento a lungo termine e un investimento sul miglioramento di sé.  Qualcuno potrebbe pensare che sia più semplice, veloce ed economico ricorrere all’utilizzo di farmaci per alleviare il proprio malessere. I farmaci, la cui somministrazione spetta al medico e non allo psicologo, possono essere degli ottimi alleati in determinati percorsi psicologici. Bisogna tenere conto però che prendere psicofarmaci può convincere erroneamente il paziente di aver risolto per sempre il problema e le sue cause, quando in alcuni casi invece lo sta solamente tamponando.

Anche il fatto di aprirsi e raccontare fatti personali a un estraneo può trattenere dal rivolgersi a uno psicologo ma dobbiamo ricordarci che quest’ultimo non è lì per giudicare ma per aiutare a capire come funziona la mente, perché pensiamo in quel modo, proviamo certe emozioni e mettiamo in atto certi comportamenti in certi contesti e per modificare le fonti della nostra sofferenza. Per quanto riguarda il fatto che lo psicologo non ci conosca questo è in realtà un vantaggio nonché la condizione essenziale per poter prendere in carico un paziente! Lo psicologo è infatti un esperto della mente e dei suoi funzionamenti e guiderà il percorso in base a delle teorie e alle relative tecniche e in questo non deve essere influenzato dalla conoscenza preconcetta del suo paziente, non ha paura di deluderlo o farlo arrabbiare, non ha interessi personali o vantaggi privati. E’ semplicemente ma profondamente a disposizione del paziente.

  • Che differenza c’è tra colloquio e colloquio psicologico?

Nulla in contrario a una sana chiacchierata di confronto o sfogo con i propri amici ma occorre fare una netta distinzione tra un dialogo e il colloquio psicologico. Quest’ultimo è un vero e proprio strumento che prevede specifiche fasi e può essere utilizzato solamente da chi ha avuto una formazione in tal senso: psicologi, psichiatri e psicoterapeuti. Il colloquio psicologico è uno dei tanti strumenti utilizzati dallo psicologo e può essere definito come uno scambio tra due o più persone di cui una riveste il ruolo di esperto della mente e procede secondo uno scopo e fasi predefinite.  Esistono varie tipologie di colloquio psicologico a seconda degli obiettivi che ci si prefigge come il raccogliere informazioni (colloquio diagnostico),il motivare o cambiare (colloquio terapeutico) piuttosto che informare (colloquio di orientamento). Inoltre, il colloquio clinico avviene in un contesto ben definito, ovvero il setting. Il setting può essere definito come l’insieme delle condizioni che delimitano, ospitano e sostengono l’intervento psicologico (Cordella, Grasso, Pennella, 2004) e fa riferimento sia a condizioni esterne come le caratteristiche dello studio, la frequenza e la durata delle sedute, la modalità di pagamento e la posizione psicologo-cliente, sia a condizioni interne come il modo di stare e di sentirsi nella relazione.

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