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Alfabetizzazione emotiva

E’ molto importante distinguere le problematiche emotive dei bambini da quelle comportamentali. Per quanto riguarda le prime, per poterle valutare adeguatamente, è necessario che il bambino abbia:

  • Un adeguato vocabolario emotivo;

  • Una certa capacità di introspezione e di comunicazione;

  • La capacità di discriminare la diversa intensità con cui vengono provate certe emozioni.

Queste caratteristiche permettono alla persona che le possiede, adulto o bambino che sia, di gestire al meglio le proprie emozioni, il proprio comportamento e, di conseguenza, i rapporti sociali. E’ facilmente inferibile quanto queste caratteristiche siano determinanti nella promozione del benessere psicologico dell’individuo, sia in termini di prevenzione del disagio, che in termini di cura di quest’ultimo. Alla luce di ciò, può essere utile proporre al bambino alcune attività che consentano di incrementare queste capacità (Di Pietro, 1992). E’ bene trasmettere al bambino l’idea che non tutte le emozioni negative sono dannose e che, al contrario, molte sono utili, come utile è riconoscerle per gestirle in modo funzionale. L’Educazione Razionale Emotiva è una strategia di prevenzione del disagio emotivo e costituisce, secondo un'espressione coniata da alcuni psicologi statunitensi, un vero e proprio lavoro di alfabetizzazione emotiva. Con tale concetto si fa riferimento a un percorso attraverso il quale si cerca di insegnare al bambino a potenziare le reazioni emotive equilibrate e funzionali attraverso una loro gestione intelligente. Questo modello, se insegnato per tempo al bambino, sarà per lui il primo passo per una vera e propria "vaccinazione emotiva" (Di Pietro, 1992), in quanto gli consentirà di osservare le proprie reazioni emotive negative, per poterle gestire in modo funzionale (o razionale). Il termine “razionale” può risultare fuorviante nel momento in cui le persone si imbattono per la prima volta nell’Educazione Razionale Emotiva, in quanto viene spesso interpretato come mancanza di emotività. Eppure, educare alla razionalità, non significa sottrarre il bambino alle emozioni negative, ma piuttosto fornirgli uno strumento che gli consentirà di saperle affrontare piuttosto che esserne sopraffatto nel momento in cui vi si imbatterà.

L'Educazione Razionale Emotiva infatti riconosce perfettamente il valore che hanno le emozioni negative per la nostra sopravvivenza; infatti, allo stesso modo in cui il dolore fisico ci comunica che qualcosa sta nuocendo al nostro corpo, anche il disagio emotivo funge da segnale che ci avverte dell'opportunità di mobilitare le nostre risorse per fronteggiare una certa situazione (Di Pietro, 1992). L’Educazione Razionale Emotiva (Di Pietro, 1992) si basa sull’assunto che i disturbi emotivi e comportamentali derivano da credenze e pensieri irrazionali, così che un presupposto per prevenirli e modificarli è costituito, necessariamente, dalla conoscenza delle emozioni e dalla capacità di saperle distinguere in razionali e irrazionali, o meglio, funzionali o disfunzionali.  In Italia l’ERE è stata promossa da Mario Di Pietro (1992) prima ancora che si diffondesse il concetto di intelligenza emotiva (Goleman, 1996); tuttavia, è solo negli ultimi anni che ha iniziato ad essere utilizzata all’interno delle scuole (Ianes, 2013).

 Gli obiettivi principali che vengono perseguiti con l'Educazione Razionale-Emotiva sono:

  • Favorire l'accettazione di se stessi e degli altri;

  • Aumentare la tolleranza alla frustrazione;

  • Saper esprimere in modo costruttivo i propri stati d’animo;

  • Conoscere il rapporto tra pensieri ed emozioni;

  • Incrementare la frequenza e l’intensità di stati emotivi piacevoli;

  • Favorire l'acquisizione di abilità di autoregolazione del proprio comportamento.

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